Economia e politica
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Con 375 voti favorevoli e 215 contrari, la Camera dei deputati ha ieri sera approvato il testo unificato relativo alla legge elettorale che, come da regolamento, passa ora all’esame dell’altro ramo del Parlamento.

Dati gli ormai tempi serrati, il testo del Rosatellum 2.0, per l’approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia su ben tre articoli, sarà presumibilmente quello definitivo dal momento che appare improbabile l’inserimento da parte del Senato di modifiche al testo licenziato da Montecitorio. Tali modifiche dovrebbero essere nuovamente vagliate dai deputati.

E così, al largo dei fiumi di inchiostro versati e della miriade di confronti televisivi che in questi ultimi mesi hanno attanagliato l’intero Paese, il meccanismo di trasformazione dei voti in seggi che gli italiani avranno a disposizione il prossimo marzo sarà un sistema proporzionale con un “pizzico” di maggioritario.

In particolare, l’elettore avrà la possibilità di esprimere un unico voto, valido sia per la lista proporzionale bloccata corta di massimo quattro nomi in una circoscrizione plurinominale (come accade nella maggior parte dei Paesi europei, ma in contrasto con quanto espressamente criticato dalla Corte costituzionale lo scorso anno) sia per un candidato nel collegio uninominale.

Nel caso in cui però, l’elettore decidesse di votare solo il candidato nel collegio e più liste fossero collegate in una coalizione (omogenea a livello nazionale) ad un medesimo candidato uninominale, i voti così espressi sarebbero attribuiti solo pro quota tra le liste proporzionali secondo le opzioni già espresse dagli elettori.

In altri termini, nell’unica scheda disponibile, barrando il nome del candidato dell’uninominale, automaticamente il voto andrebbe alla lista che lo sostiene, oppure, se si dovesse trattare di una coalizione di più liste e l’elettore non avesse barrato nessuna di queste, il suo voto verrebbe ripartito all’interno dell’alleanza in proporzione ai voti raccolti da ciascun partito. Non sarà possibile infatti, come più volte proposto dal Movimento 5 Stelle, il voto disgiunto (come di fatto avveniva con il Mattarellum).

Più nello specifico, nei 232 collegi Camera (225 in 18 regioni, 1 in Val d’Aosta e 6 in Trentino Alto Adige) sarà eletto il candidato che arriverà primo, 12 saranno eletti nei collegi esteri e i 386 seggi saranno invece attribuiti con la proporzionale, utilizzando il cd. Metodo del quoziente: gli sbarramenti saranno del 10% per le coalizioni e del 3% per le liste, mentre 20% a livello regionale (o due collegi vinti) per le liste rappresentative delle minoranze linguistiche.

Con riguardo al Senato, invece, i collegi saranno 116 (109 in 18 regioni, 1 in Valle d’Aosta e 6 in Trentino Alto Adige) e, in particolare, 6 senatori saranno eletti all’estero e i restanti 193 saranno scelti con la medesima formula proporzionale utilizzata alla Camera.

Il provvedimento così disposto, delega poi il Governo alla definizione dei collegi plurinominali (che potrebbero essere circa 65), frena le liste civetta (nel caso in cui le liste non dovessero raggiungere l'1%, i loro voti andrebbero dispersi e non più assegnati, quindi, ai partiti della coalizione) e riduce il numero di firme necessario per tutti quei partiti o formazioni che non sono attualmente in Parlamento o non hanno un loro gruppo (circa 750).

La novità certamente più rilevante, tuttavia, è quella relativa alla possibile candidatura dei residenti in Italia all’estero, mentre quasi nulla cambierebbe sotto il profilo della governabilità, nel senso che se le opzioni degli elettori restassero frammentate, senza che una lista o una coalizione riuscisse di fatto a superare il 40%, con molta probabilità dalle urne non uscirebbe un vincitore e si dovrebbe ricorrere, infatti, alla ricerca delle consuete coalizioni post elettorali, con un ruolo certamente rilevante (forse!) del Presidente della Repubblica.

Paola De LucaQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.