Territorio
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«Hera Lacinia 14», è il paradigma di una Calabria ferita e abbandonata, che reclama una differente possibilità di sviluppo industriale. Si tratta di una piattaforma per l’estrazione di gas, situata all’interno delle 12 miglia nautiche e ben visibile da Crotone, dalla cui costa dista appena 1 miglio (2 km).

Questa piattaforma è stata costruita nel 1992 ed è allacciata ad un solo pozzo di estrazione, perforato nel 2008, che ad oggi risulta produttivo ma non erogante. Sta lì, e nessuno sa dire per quanto tempo ancora. Infatti, l’autorizzazione allo sfruttamento del giacimento è del 1982, ma nel 2012 ha ricevuto una prima proroga che dovrebbe scadere nel 2021, salvo ulteriori proroghe. L’unica possibilità che venga rimossa è dunque legata al voto degli italiani nel referendum del prossimo 17 Aprile.

Hera Lacina 14«Hera Lacinia 14», non è un caso isolato, anzi a ben guardare dalle carte del Ministero dello Sviluppo Economico, delle 92 piattaforme attualmente esistenti entro le 12 miglia marine, ben 8 risultano essere “non operative” mentre altre 31 sono “non eroganti”. Di fatto, circa il 42% delle piattaforme attualmente esistenti non svolge la funzione per cui era stata pensata. Ad ognuna di queste piattaforme sono collegati uno o più pozzi, a seconda della redditività dell’investimento, ma anche di questi non tutti sono in funzione. Qualcuno pensa che dobbiamo tenerci le piattaforme, anche se nessuno capisce il perché. Infatti, non tutte forniscono lavoro o estraggono idrocarburi.

Appaiono dunque poco convincenti le affermazioni di chi ipotizza ricadute occupazionali negative derivanti da un’eventuale dismissione delle piattaforme entro le 12 miglia.

A poca distanza da «Hera Lacinia 14» si trova «Hera Lacinia Beaf», una piattaforma reticolare a quattro gambe, costruita nel 1998 e situata a soli 5 km dalla costa. A questa piattaforma risultano collegati 3 pozzi in produzione, rispettivamente Hera Lacinia 016 Dir, Hera Lacinia 017 Dir e Luna 041 Dir A. I primi due sono stati perforati nel 1996, l’ultimo nel 2012.Hera Lacina Beaf

Dalla cartografia del Ministero dello Sviluppo Economico apprendiamo che l’area di “concessione di coltivazione” degli idrocarburi di fronte a Crotone e Isola Capo Rizzuto inizia già dalla linea di costa. Ciò che lascia perplessi di questa piattaforma è che ricade nella concessione di coltivazione D.C 1.AG, situata – insieme ad altre tre piattaforme – praticamente a ridosso di numerose aree naturali protette, tra cui i Siti di Interesse Comunitario (Sic) “Fondali da Crotone a Le Castella” (IT9320097) e “Capo Colonna” (IT9320101). Stessa sorte, se non ben peggiore, per le “concessioni di coltivazione” denominate D.C 4.AG e D.C 2.AG, mentre per un’ulteriore concessione, la D.C 3.AG, è in atto invece una procedura di “istanza di rinuncia”.

aree di concessione CrototnePer quanto riguarda la concessione denominata D.C 2.AG, dai documenti ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico si legge che uno dei confini della “concessioni di coltivazione” è la stessa “linea di costa a bassa marea”, che si sovrappone in maniera plateale ai confini dell’Area Marina Protetta Capo Rizzuto e del Sic di Capo Colonna (IT9320101), sito peraltro già dichiarato ad “alto grado di vulnerabilità”, come testimoniato dalla presenza di bellissime quanto fragili praterie di Posidonia.

Si tratta di una specie endemica del Mediterraneo, emblematica per la protezione e la conservazione dell'ambiente marino, tanto da essere superprotetta da Convenzioni internazionali – ratificate anche dall’Italia – e riconosciuta dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) quale specie che “svolge un ruolo molto più importante delle foreste terrestri”.

area riserva marina Crotone

Le piattaforme di idrocarburi di fronte a Crotone si situano quindi all’interno di un habitat marino estremamente delicato, considerata anche la presenza di “fenomeni di risalita delle acque profonde” – già riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali – che potrebbero causare un ulteriore problema ambientale in caso di incidente alle piattaforme.


Poiché la “concessione di coltivazione” è un titolo esclusivo concesso sulla base di una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) da parte del Ministero dell’Ambiente, che consente le attività di sfruttamento di un giacimento di idrocarburi nei limiti di quanto autorizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico, non si comprende come sia stato possibile autorizzare tali perforazioni addirittura dentro il perimetro delle aree protette. Anche perché, occorre considerare che la provincia di Crotone può vantare un’area di riserva marina molto estesa, e ha una forte vocazione al turismo e all’acquacoltura. Tutte risorse molto importanti per il territorio, anche dal punto di vista occupazionale, che non devono essere svalutate in nome della caccia agli idrocarburi.

area concessione D.C. 2 AGPer fermare le trivellazioni bisogna votare SI, cioè bisogna abrogare l’art. 1 comma 239 della legge n. 208 del 28 dicembre 2015, conosciuta come “Legge di stabilità 2016”. La stessa legge, al comma 240, consente lo «stoccaggio sotterraneo di gas naturale» in giacimenti esauriti o in cavità sotterranee o in miniere di carbone abbandonate. Un altro pugno nello stomaco per chiunque crede sinceramente che uno sviluppo sostenibile è possibile.

Occorre ripensare la strategia energetica nazionale alla luce degli stravolgimenti dei territori indotti dal ricorso agli idrocarburi. Pertanto, votare SI al referendum avrà l’ulteriore effetto indiretto di bloccare l’utilizzo di giacimenti esauriti quali campi di stoccaggio di gas naturale a costo zero. Una prassi poco conosciuta ai più, che rappresenta un potenziale rischio per l’uomo e per gli ecosistemi, ma soprattutto rappresenta un ulteriore regalo alle compagnie petrolifere, per il quale esse non pagano alcuna royalty.

Purtroppo, per tutta la durata delle “concessioni di coltivazione” attualmente in vigore non si possono escludere ulteriori perforazioni di pozzi. La legge garantisce i diritti acquisiti. Quindi, a meno di accordi internazionali o di moratorie nazionali, è probabile che ancora nel breve futuro la situazione rimanga invariata. Tuttavia, votare SI al referendum del 17 Aprile rappresenta un decisivo avanzamento della nostra democrazia ed un lascito rilevante alle generazioni future.

Matteo OlivieriQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.